Siamo Claudio e Fabiana di Roma, siamo sposati da 10 anni e abbiamo 2 bambini uno di 9 anni ed una di 6 anni.
Cerchiamo di mettere al primo posto il dialogo in famiglia. A questo proposito ci siamo trovati molto bene a mangiare tenendo la televisione spenta: lavorando tutti e due sono pochi i momenti per poter stare insieme con i bambini per cui soprattutto a tavola cerchiamo di spronarli a raccontarci della loro giornata. Poiché i primi anni non abbiamo fatto così c’è stata da parte del figlio maggiore un certo rifiuto al televisore spento, ma in accordo tra noi abbiamo tenuto il punto fermo e adesso è normale dialogare a tavola; anzi, quando capita che andiamo a mangiare a casa dei nonni, dove il televisore regna sovrano, sono i bambini stessi che lo spengono perché dicono che non riescono a parlare.
Razionare l’uso del Game boy – Quattro anni fa, quando il bambino grande frequentava la prima elementare, ci siamo trovati in difficoltà sul decidere se comprargli il game boy. Ci sembrava troppo piccolo per poter utilizzare uno strumento del genere che lo avrebbe distolto dai giochi di movimento che sono molto importanti a quella età . Molti dei suoi compagni però ce l’avevano e lo portavano a scuola, e lui passava tutta la ricreazione a vedere questi che giocavano. Volevamo tenere il punto ma alla fine abbiamo ceduto, imponendogli però delle regole, innanzitutto non doveva portarlo a scuola altrimenti invece di correre a ricreazione sarebbe stato seduto a giocare con questo strumento e poi non poteva giocarci più di un’ora al giorno.
Ogni tanto prova a chiederci se può usarlo per più tempo e in alcune circostanze glielo permettiamo, tipo viaggio in macchina, lunghe attese dal medico o da altre parti, però se sta solo e non ci sono altri bambini.
Un giorno mi è capitato di fare un pezzo di strada assieme a lui e ad un suo compagno di classe e il suo papà . Parlando del più e del meno io me ne sono uscita che noi razioniamo l’uso del game boy e della playstation ad un’ora al giorno altrimenti il bambino non farebbe nient’altro. Ho detto queste parole pensando che fosse una cosa normale per un genitore gestire il tempo dell’utilizzo di certi strumenti. Per questo papà questo modo di agire è sembrato una cosa strana e con aria strafottente si è rivolto al figlio dicendo: “Che ne pensi se anche io facessi come fa la mamma di Emanuele?”. Praticamente questo bambino con il fratello un poco più grande aveva la libertà di stare davanti alla playstation o al game boy tutto il giorno senza limiti. Sentendo questa cosa mio figlio si è un po’ ribellato perché lui non era libero di fare come il suo compagno e io mi sono vista costretta rispondergli che ognuno nella vita fa delle scelte e noi per lui avevamo deciso così perché eravamo convinti che fosse la cosa migliore.
L’argomento è finito lì, fino all’altro mese quando nostro figlio è tornato a casa dicendomi che a quel suo compagno i genitori gli avevano vietato l’uso del game boy e della playstation perché facendo delle analisi del sangue si sono accorti che era troppo giù con gli zuccheri e le proteine e che molto probabilmente questa carenza era dovuta al fatto che lui non faceva altro che giocare invece di mangiare, muoversi e fare tutte quelle attività che servono ai bambini, quindi i genitori si erano visti costretti a toglierglielo.
Certo che sarebbe stato meglio non arrivare a questi livelli per accorgersene, ma meglio tardi che mai!
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