«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.» (Gandhi)
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Leggendo questa frase del Mahatma Gandhi il pensiero va subito a Chiara Lubich di cui nel prossimo mese di marzo si celebreranno i due anni della sua “partenza” da questa terra.
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Forse per il desiderio profondo di non volerla chiudere in una teca, o relegarla già alla storia sacra, ma cercare di essere fedeli alla sua eredità , e cioè al suo pensiero più vivo e profondo, quello che potrà incidere nella Storia.
Fors’anche – certamente – per trovare parole altre rispetto alle solite che verrebbero in mente, quando si debba ricordare una donna così speciale.
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Ma soprattutto perché in quelle poche righe, scritte da un uomo eccezionale come Gandhi – peraltro molto amato da Chiara che in India ha potuto tessere rapporti profondissimi con seguaci del suo pensiero, fino a promuovere simposi indu-cristiani -Â pare esserci tutto il coraggio, la limpidezza e l’umanità di Chiara.
Che, a chi cercava di starle dietro con la lingua di fuori, ha sempre testimoniato con la vita proprio questo apparente paradosso, e sapeva insegnarlo.
Perché un paradosso è, se si legge bene, quello che dice Gandhi.
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Chiara Lubich aveva un’assoluta ed ostinata fedeltà al disegno che Dio le aveva rivelato – l’unità della famiglia umana, la fraternità universale – ed era fedele anche quando il vento era forte e contrario, e le circostanze parevano negare il suo carisma e far perdere la speranza.
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Ma così sicura della parte che Dio avrebbe fatto, che sempre sosteneva essere la principale – e come darle torto? – e alle cui intuizioni si arrendeva nel presente, sapeva staccarsi con grande semplicità dalle cose e dal compito svolto, una volta terminato.
Apparentemente docile e fiduciosa, proprio come se avesse dovuto lasciare tutto l’indomani stesso.
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Ebbene, la stessa Chiara dimostrava però una tale curiosità di imparare, una così grande passione e senso di responsabilità per ciò che faceva, un così speciale amore e diremmo “gusto” per l’avventura e per l’imprevisto che il domani poteva riservare a lei e al Movimento – mostrando quell’ottimismo che la rendeva più giovane dei giovani, che infatti la amavano – che …davvero si sarebbe detto che dovesse vivere per sempre.
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Per questo vederla vicina a partire pareva uno smacco della storia, una permissione, un’ingiustizia, una cosa fuori posto tanto in lei – al di là del dolore, della vecchiaia, della malattia – traspariva limpida come acqua di sorgente la natura più vera dell’essere umano: quella appunto destinata alla vita che non muore mai.
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