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In un discorso del 1969 a quanti collaboravano con il giornale Città Nuova, Chiara Lubich disse: “Bisogna fare l’impossibile per distribuire la stampa, per coprire Roma della stampa, perché riusciremo a fare di Roma una città nuova solo con Città Nuova, con le nostre idee, con la sapienza”…
Città Nuova ha quindi da tempo un rapporto storico con Roma. I romani di una certa età – parliamo di 50 anni fa – appartenenti al Movimento dei Focolari, si ricordano ancora quando “lastricavano” le strade portandosi dietro la rivista o aspettavano la gente la domenica sulle scale delle chiese per vendere il giornale. Erano tempi difficili quelli, ma quella rivista rappresentava il mezzo più efficace per diffondere e far partecipare più persone possibili a quella originale avventura che li aveva folgorati. “Portare il giornale”, come dicevano, era sinonimo di parlare del Vangelo, di Dio che è Amore, di far conoscere un modo, sempre antico e sempre nuovo, di vivere da cristiani ogni situazione bella o brutta.
Generalmente si andava in due, con un indirizzo in mano di qualcuno che aveva partecipato a qualche incontro del Movimento e non era raro trovare famiglie sull’orlo della separazione, disoccupati in cerca di lavoro e situazioni simili. Persone poi che l’abbonamento non lo facevano e che non acquistavano la rivista. Ma non importava perché si tornava a casa ancora con il giornale da vendere ma con la certezza di aver donato a tanti quella Luce scaturita dal “Due o più sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo ad essi” (Mt. 18,20).
Poi arrivava per incanto la Provvidenza e si incontrava gente desiderosa di approfondire un rapporto iniziato o da iniziare e Città Nuova cominciava ad abitare in quelle case di quel quartiere, di questa città . Â Mi raccontava un focolarino, padre di 8 figli, che sua moglie era vicinissima al parto – allora si nasceva tutti in casa – e proprio quella domenica in cui erano cominciate le doglie, gli erano arrivati diversi pacchi di giornali da vendere e non sapeva come sbrogliarsela ma, confidando nella Provvidenza uscì di casa ugualmente e, insieme ad un amico, riuscì a vendere tutte le riviste. Quando tornò a casa trovò una bellissima bambina. Che tempi! Incoscienza, audacia, chissà …
Gli anni sono passati, modi e metodi sono progrediti, Città Nuova ha acquistato nel tempo volti nuovi, giornalisti provetti, una carta migliore, un formato più agile, addirittura è on-line, come tanti altri giornali e riviste. Ma la sostanza è quella, il messaggio quello di sempre: portare ovunque quella fraternità universale che farebbe, anzi, farà di Roma una città nuova.
Certo qui bisognerà muovere cuori e cuori, accendere o riaccendere la passione per una cultura che nasce dal Vangelo, ma le parole profetiche di Chiara Lubich del 1969: “fare di Roma una città nuova con la sapienza”, anche se fanno parte di un progetto a lungo termine richiedono il presente del nostro personale impegno.
Quest’estate in una cittadina del cuneese, Borgo San Dalmazzo, affisso nella vetrata del Museo Diocesano, uno slogan riferito agli abbonamenti ai musei era particolarmente significativo: “Se ami il movimento regala l’abbonamento”. Potremmo aggiungere anche “rinnova l’abbonamento”, esso, nuovo o rinnovato sarà uno dei tanti mezzi per fare di questa città , la Città Nuova.
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