IL SOGNO DI QUEL BAMBINO…

 

 

Natale, e l’Invisibile s’è reso visibile, il Verbo si è fatto carne, l’Increato è apparso nel creato, la luce ha brillato fra le tenebre.

Per questo non sono senza senso in questo giorno le luci, i colori, i doni, gli auguri, i presepi, gli alberi addobbati, i canti, le musiche…

Tuttavia il Natale non può ridursi a questo.

Questa festa cristiana unica deve far sgorgare dal cuore una convinzione, una fede senza dubbi, un’evidenza lampante: se Dio è disceso dal Cielo in terra per noi, non c’è dubbio che Egli ci ami. E se qualcuno ci ama, anzi se Dio stesso ci ama, tutto è più leggibile: dietro i tratti oscuri dell’esistenza si può scoprire la mano operosa di Lui, un perché a noi spesso ignoto, ma un perché d’amore.

Tutto è più sopportabile. E tutto è maggiormente pervaso di gioia, se già  di gioia si tratta.

Perché al di là  delle linee dolci della vita, come un bell’amore che fiorisce, la nascita di un bambino, una piccola fortuna improvvisa, è presente la Provvidenza di un Padre.

Tutto poi diventa possibile. Se si crede, e si crede in un Dio che ci ama, ogni impossibilità  può infrangersi, anche l’impossibilità  — a volte così evidente- che questa nostra culla, il pianeta che ci ospita, viva in pace.

Si, tutto è possibile.

Anzi, se l’Onnipotente è venuto fra noi, la nostra fede può salire oltre. Possiamo credere che, se lo speriamo e lo chiediamo con tutto il cuore, il nostro mondo s’avvii all’unità : all’unione fra le generazioni, fra le categorie sociali, fra le razze, fra i cristiani divisi da secoli, fra fedeli di religioni diverse, fra i popoli.

L’unità , un ideale di unità  è nell’aria in questi tempi.

Molti giovani nel mondo ci credono con la veemenza che è propria della loro età  ed operano a questo fine con la gagliardia che li contraddistingue. Lasciamoli sognare e operare.

Quel bambino che festeggiamo non ha sognato di meno. E’ venuto in terra perché tutti siano una sola cosa. E ha dato la sua vita perché il suo sogno si realizzasse.  

(da “E torna Natale” Ed. Città  Nuova – Pagg. 30-32)

 

Ci sono più motivi per porre “in evidenza” questa poesia sul Natale di Chiara Lubich, scelta tra tante. Motivi concreti che si affacciano in questa nostra città  affollata, affannata distratta, pensierosa, preoccupata, spesso inquieta.

Certo non si ha tanto da stare troppo tranquilli, neanche molto ottimisti con i tempi che corrono. Eppure parole come “possibile”, “sopportabile”, “Provvidenza”, “ideale”, “unità ”, non possono lasciarci indifferenti o credere che siano parole riservate agli addetti ai lavori: preti, suore, religiosi, persone di buona volontà , tutta gente che ha tempo per pensarci, o da perdere.

Invece persone, idee, studi, ricerche e realizzazioni concrete si muovono perché la “poesia” diventi realtà .

In questi giorni, a Roma, sono vari gli incontri culturali che hanno come tema la questione della costruzione dell’identità  europea nella ricerca delle sue radici storiche, culturali, religiose. Dagli incontri a livello universitario a quelli più “umili”, nei quartieri, dove è più sensibile e quotidiano il rapporto, appunto, con le varie identità .  

Scienziati, letterati, filosofi, teologi, intellettuali di varie discipline, religioni e culture, studiano, si interrogano, si confrontano, propongono idee, annunciano possibili soluzioni, producono speranza. E’ un impegno costante di comunicazione per superare divisioni, marginalizzazioni e il continuo riaffiorare di nazionalismi.

Si sente la necessità  urgente di recuperare il bene comune: bene di tutti per tutti, recuperare il significato profondo di laicità , di diffondere il bene, le pratiche buone che richiedono un forte impegno quotidiano, nel lavoro come a casa come a scuola, una sorta di sana caparbietà  nel voler mantenere sempre vivi i rapporti mettendo in gioco il buon senso, di non aver paura se non si hanno risposte immediate che magari non esistono.

Esiste però la persona che si può sempre accogliere.

Dall’altro lato, operai, impiegati, professionisti, casalinghe vivono esperienze concrete di rapporti intessuti di vita quotidiana, fatti di sguardi e di parole, di semplici atti frutto di un sincero desiderio di comunione, vissuti nell’anonimato di tanti quartieri.

Una cena multietnica per esempio, ha la capacità  di superare il senso di un folclore banale per divenire invece un punto di forza per stabilire e continuare rapporti, per rivedersi sicuramente già  il giorno dopo, quando porto i figli a scuola che non imparano l’italiano e trovo chi mi dà  una mano: la signora che mi ha offerto la sera prima il timballo come lo preparava sua nonna.

Sopportare tutti i giorni, sulla metro, quell’anziana che accompagna sua nipote a scuola e scende alla mia stessa fermata. Ma come si fa a starle vicino con tutto quell’aglio che ha mangiato! Tutti si scansano, con ragione, appena sale. Mi accosto, tutti i giorni, per sorriderle e salutare la piccola.

 Laboratori culturali, laboratori di vita quotidiana. 

Sono luoghi in cui si sperimenta un clima che ha un respiro di pazienza oltre che di sapienza. Perché ci vuole anche la pazienza e la capacità  di sapersi sopportare nel continuo fecondo crogiolo, necessario per confrontarsi, accogliersi in quelle diversità  che ci dipingono con colori dai toni straordinari di luci e ombre e rendono attraente l’essere umano così come è.  

Qualche mese fa, anche da queste pagine, si porta a conoscenza la vita di una giovane, Chiara Luce, beatificata a 19 anni. Quanti giovani la seguono è impossibile contarlo! Affascinati da una santità  che li riguarda personalmente, si sono mossi da ogni dove per giungere a migliaia a Roma e tornare nelle loro città  a moltiplicare a tanti dei loro coetanei e non solo, la possibilità  di farsi santi, di vivere una vita, l’unica a disposizione, per l’edificazione di un mondo nuovo, di una città  nuova.

Quanto altro si potrebbe dire!

In questo Natale forse non perfettamente illuminato della nostra anima, si può iniziare a scorgere, magari da lontano, la mano Onnipotente di un Padre che ci ama, al quale tutto è possibile e ricominciare a riscoprire il disegno della Sua Provvidenza, come un filo d’oro, che muove coscienze, intelligenze, volontà , cuori e menti per permettere ai popoli di saper sapientemente convivere nelle città  di questo mondo e siano capaci di realizzare quel sogno di unità  per il quale il Bambino ha dato la sua vita.

AUGURI di BUON NATALE!

 

 

 

 

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