di Oreste Paliotti
II più visitato monumento d’Italia, che ora espone sé stesso in una spettacolare mostra sui gladiatori, riserva ancora molte sorprese. Contemporaneamente sta cambiando immagine: da emblema di crudeltà sanguinaria a simbolo di pace
Â
Lui, così parte del panorama cittadino e così preso di mira dagli obiettivi fotografici. Rifugio di felini e diseredati, luogo ideale per gridare al vento una protesta, pedana per l’ultimo volo di un disperato, oppure sfondo alla solenne Via crucis del venerdì santo. Ecco il Colosseo a cui avevamo fatto l’abitudine. E ai nostri giorni?
Abbiamo ammirato la sua ricostruzione digitale nel kolossal di Ridley Scotti Il gladiatore. Fino all’evento di quest’anno: la spettacolare mostra su Nerone, allestita come le precedenti negli ambulacri dell’anfiteatro.
Â
Un monumento che rievoca antiche stragi, certo, ma senza volere richiama purtroppo anche quelle che hanno macchiato le moderne arene calcistiche. Ecco perché preferiamo ricordare un’altra immagine del Colosseo: quando l’abbiamo visto accendersi di luce per ogni condannato a morte graziato, o in occasione di particolari eventi giubilari.
Â
La novità poi degli spettacoli teatrali e musicali che ha ospitato grazie al ripristino di parte del piano dell’arena, ha aperto la strada ad un suo utilizzo, questa volta incruento.
Insomma l’Anfiteatro Flavio — questo il suo nome “ufficiale” — sta rinnovando la propria popolarità : non solo quale massimo monumento della romanità e pegno dell’”eternità ” dell’Urbe, ma anche quale simbolo di pace e di incontro tra popoli diversi.
Â
Ma quanti sanno che le sue fondazioni sorgono sopra una gigantesca “zattera” di calcestruzzo e altri materiali che rialzarono il livello della valle lì un tempo esistente? O che tra le sue pietre — rifugio di una discreta fauna — sopravvivono addirittura specie vegetali non locali, le cui antenate risalgono probabilmente ai semi trasportati nel vello delle bestie esotiche destinate alle venationes, o alle erbe di cui si nutrivano? Una vegetazione che era ancor più rigogliosa nei secoli dell’abbandono del monumento, prima della “deforestazione” attuate nel 1871…
Â
Oppure che gli scavi ottocenteschi condotti nei sotterranei dell’arena misero in luce parti delle macchine sceniche e delle pavimentazioni lignee perfettamente conservate grazie alle favorevoli condizioni di umidità ? Peccato che di tutto ciò non sia rimasto nulla, non conoscendosi all’epoca adeguati metodi di conservazione.
Â
E arriviamo ai nostri tempi. Recenti esplorazioni condotte nel complesso sistema fognario dell’anfiteatro (anche con l’ausilio di sub!) hanno strappato al limo reperti preziosi per ricostruire la vita e l’uso dell’edificio: dalle ossa delle fiere ai semi, noccioli, residui di pasti e di stoffa, frammenti di legno lavorato ecc.
Â
Ancora oggi nei sotterranei del Colosseo sgorga acqua pura di falda, da utilizzare tra l’altro per i programmati lavori di restauro. Restauri in grande stile, dopo quelli promossi nell’Ottocento dai papi Pio VII, Leone XIII, Gregorio XVI e Pio IX, e gli altri susseguitisi fin quasi ai nostri giorni sempre più nel rispetto delle strutture antiche, e tali — si spera — da preservare per le età future questo monumento unico al mondo sopravvissuto agli incendi, ai terremoti, ai saccheggi.
Lascia un commento