In queste ore fervono le congetture per una nuova legge elettorale. E’ imprescindibile poiché la gravità della situazione del Paese dal punto di vista democratico (una delle due democrazie con più alta sfiducia nei cittadini), dal punto di vista economico (un giovane su tre senza lavoro), dal punto di vista finanziario (120% di debito/PIL), dal punto di vista sociale (insicurezza rispetto alle tutele e ai rigurgiti di razzismo), dal punto di vista culturale (crisi di valori e trascuratezza su larga parte del nostro patrimonio artistico). E così via. Il prossimo Parlamento deve essere credibile e dimostrare competenza. Credibilità e competenza di cui già questo governo Monti sta dando prova, riconosciuta fin nello Studio Ovale (vedi copertina del Times  e intervista a Obama).
Ma un governo di emergenza non può essere l’ordinarietà del Paese. Chi sostiene che l’Italia ha bisogno di un Governo Monti anche oltre l’anno che manca alla fine di questa legislatura, ha buonissime ragioni. Ma in democrazia la comunicazione tra società ed istituzioni dev’essere più diretta e aperta possibile, poiché il sovrano è il cittadino, anzi, i cittadini che si associano per “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, come cita l’art. 49 della Costituzione. Le politiche che vengono messe in atto da un governo devono, in altre parole, rispondere pienamente, continuamente e trasparentemente a loro. E non ad altri.
Per questo urge risanare il nostro sistema partiti. Obbiettivo molto difficile, dato che gli attuali partiti non solo godono di fiducia pressoché nulla (solo 6,8 nei partiti e solo 9,5 nel Parlamento) per la corruzione e l’impreparazione dimostrata, ma attraversano in Italia, come ovunque, una fase di profonda trasformazione del loro ruolo nel raccogliere le istanze dei cittadini. Basti pensare alle possibilità offerte dai social network per esprimere e comunicare opinioni.
In Italia, nell’era post-ideologica, il cammino dei partiti ha avuto luci, ma anche tante ombre. Una di queste è l’attuale legge elettorale che ha indotto ad un uso distorto del potere (i capi dei partiti hanno il potere di scegliere tutti i membri del Parlamento) e al degrado del loro compito di garanzia tra elettori ed eletti. E siccome il potere è tentazione per tutti, si può affermare senza tema di essere smentiti che, se non ci fosse la spinta dell’antipolitica non ci proverebbero neppure a cambiare il ‘porcellum’.
Con molti colleghi siamo impegnati a spingere in tutti i modi verso la riforma elettorale, ma non basta. C’è chi teme che si facciano tante parole per lasciare tutto com’è. Occorre di sicuro vigilare e sarebbe molto utile che gli elettori mandassero segnali ai parlamentari delle proprie regioni. Deve essere un impegno vasto e collettivo, anche perché una nuova legge elettorale dovrebbe costituire non solo un dato tecnico di modalità di trasformazione di voti in seggi, ma un patto per prenderci insieme la responsabilità di cambiare il Paese.
 (Letizia De Torre, 10.02.2012
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