Chiara Lubich e le nuove generazioni

Castelgandolfo, 11 marzo 2012 ore 16.00/18.00, a quattro anni dalla dipartita di Chiara Lubich il movimento dei Focolari ti invita ad un incontro di testimonianza e riflessione.

Auditorium Centro Mariapoli via San G.B. de la Salle, Castel Gandolfo (Roma)

Invito Chiara e le nuove  generazioni

 

chiara-421x200Il 7 dicembre 1943, Silvia Lubich, giovane maestra, non avrebbe mai immaginato che quattro papi qualche decennio più tardi avrebbero pronunciato parole assai impegnative sulla sua persona e sulla sua famiglia spirituale.

Non aveva nessun’idea di quello che avrebbe visto e vissuto negli 88 anni della sua vita. Non aveva alcuna idea dei milioni di persone che l’avrebbero seguita.

Non immaginava che coi suoi amici sarebbe arrivata in 182 nazioni. Poteva mai pensare che avrebbe inaugurato una nuova stagione di comunione nella Chiesa e che avrebbe aperto canali di dialogo ecumenico mai praticati?

Tanto meno poteva immaginare che nella sua famiglia avrebbe accolto fedeli d’altre religioni e persone senza un riferimento religioso. Anzi, non aveva nemmeno l’idea che avrebbe fondato un movimento.

gaQuel 7 dicembre 1943 Chiara Lubich aveva solo i sentimenti di una giovane e bella donna innamorata del suo Dio col quale stringeva un patto di nozze, sigillato con tre garofani rossi. Ciò le bastava. Poteva immaginare la corona di gente d’ogni età , censo e razza che l’avrebbe accompagnata nei suoi viaggi chiamandola semplicemente “Chiara”?

Poteva mai pensare nella sua piccola Trento che le sue intuizioni mistiche avrebbero aperto una cultura dell’unità , adatta alla società  multietnica, multirazziale e multireligiosa? Ha precorso i tempi, Chiara Lubich.

Nella Chiesa — lei, donna e laica — ha proposto temi e aperture riprese più tardi dal Vaticano II. Nella società  mondializzata ha saputo indicare la via della fraternità  universale quando nessuno parlava di avvicinamenti tra civiltà . Ha rispettato la vita e ha cercato il senso del dolore. Ha tracciato una via di santità  religiosa e civile praticabile da chiunque, non riservata a pochi eletti.

Nel 1977, al Congresso eucaristico di Pescara, disse: «La penna non sa quello che dovrà  scrivere, il pennello non sa quello che dovrà  dipingere e lo scalpello non sa ciò che dovrà  scolpire. Quando Dio prende in mano una creatura per far sorgere nella Chiesa qualche sua opera, la persona scelta non sa quello che dovrà  fare. àˆ uno strumento. E questo, penso, può essere il caso mio».

pdv-sif-200x1481E ancora: «Fecondità  e diffusione sproporzionate a ogni forza o genio umano, croci, croci, ma anche frutti, frutti, abbondantissimi frutti. E gli strumenti di Dio in genere hanno una caratteristica: la piccolezza, la debolezza… Mentre lo strumento si muove nelle mani di Dio, egli lo forma con mille e mille accorgimenti dolorosi e gioiosi. Così lo rende sempre più atto al lavoro che deve svolgere. Finché, acquisita una profonda conoscenza di sé e una certa intuizione di Dio, può dire con competenza: io sono nulla, Dio è tutto. Quando l’avventura iniziò a Trento, io non avevo un programma, non sapevo nulla. L’idea del movimento era in Dio, il progetto in cielo».

Chiara Lubich è all’origine del Movimento dei focolari. Nasce il 22 gennaio 1920 a Trento, muore il 14 marzo 2008 a Rocca di Papa, attorniata dalla sua gente.

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Una costellazione di generazioni

 

A Castel Gandolfo l’evento sul rapporto di Chiara Lubich con i giovani, ne raccoglie una miriade dal Vietnam agli Stati Uniti, musulmani e non credenti, testimoni della prima ora e ultimi nati. Tutti scommettono con lei sulla fraternità 

Giovani di oggi, ma anche di ieri e di domani: le generazioni che compongono il movimento dei Focolari sono diverse e così l’11 marzo a Castel Gandolfo, al pomeriggio dedicato a Chiara e le nuove generazioni nel quarto anniversario della scomparsa di Chiara Lubich, erano presenti persone di tutte le età . Sono i testimoni degli inizi di questo feeling unico che la fondatrice dei Focolari aveva  intessuto con una generazione che respirava la contestazione del ’68 e la musica beat e che non aveva esitato nel seguirla sulla strada di un’altra rivoluzione: quella evangelica. Accanto alle compagne della prima ora ci sono gli ultimi arrivati, quelli che magari non l’hanno mai conosciuta ma che di quel progetto di fraternità  universale proposto dal suo carisma si sono fatti realizzatori e operai in tante parti del mondo: dal Vietnam all’Argentina, dagli Usa all’Ungheria. Proprio qui dal 31 agosto al 2 settembre si svolgerà  il Genfest, il meeting mondiale di questi giovani.

 
Un messaggio dal potenziale rivoluzionario quello proposto a queste generazioni che nel pomeriggio si è  articolato in sei quadri: il primo è stato dedicato al tema del cambiamento, tratto distintivo di questi ultimi ieri come oggi. Da Valerio Ciprì che ha espresso la voglia di nuovo insita nella contestazione degli anni Sessanta nel gruppo musicale del Gen Rosso, ad Antonios dell’Egitto che vede oggi nel suo Paese una rivoluzione in corso, in tanti hanno detto il loro grazie a Chiara per aver proposto una rivoluzione che — per dirla con Sally, del Perù — apre «un orizzonte nuovo di libertà  e giustizia». Un fronte che hanno percorso fin da giovani Pasquale Ferrara, oggi diplomatico impegnato in vari progetti di pace e Joao Braz de Avis, da qualche settimana cardinale e chiamato a Roma come prefetto per la congregazione dei religiosi da Brasilia, dove il carisma della Lubich ha saputo incontrare con profezia e concretezza la diseguaglianza sociale dando vita all’Economia di comunione un percorso economico che è diventato un modello per aziende e governi sempre più interessate a diffonderlo e promuoverlo.

 
Libertà  e giustizia si concretizzano in una concezione diversa dei beni materiali e non, che, come ha ricordato Chiara stessa in uno dei numerosi video proiettati — tutti molto attuali, indipendentemente dalla data in cui sono stati registrati – «non si muovono da soli»:particolarmente forte è stata la testimonianza dei giovani di Sestri Levante, tra i primi a correre in aiuto delle zone della loro regione colpite dall’alluvione. Ma il dare il proprio tempo e i propri averi non è l’unico modo «suscitare il paradiso terrestre» -come Chiara spronava a fare nel ‘70: lo studio, il lavoro e la cittadinanza attiva sono ambiti privilegiati per farlo anche oggi. Lo hanno dimostrato Giuseppe Milan, che ha dato un’impronta “comunitaria” ad alcuni corsi del dipartimento di Scienze dell’educazione dell’università  di Padova, di cui è direttore; Emanuele Pili, studente dell’Istituto Universitario Sophia che ha instaurato una sinergia interessante con la sua università  di provenienza a Genova per consentire a più allievi di partecipare a quest’esperienza di studio interdisciplinare ispirata nelle discipline e nella prassi di apprendimento dal carisma dell’unità . Patience Molle, ingegnere, prima donna ad avere l’incarico di direttore al ministero dei Lavori pubblici in Camerun nella sua azione amministrativa ha agito nella legalità  per restare fedele ai valori appresi da giovane attraverso il Focolare; e lo stesso Maria Chiara Campodoni, che a trent’anni si ritrova assessore allo sport del comune di Faenza.


Un’altra “pietra miliare” dell’eredità  di Chiara è il grande valore dato al dolore: non un capolinea, ma un punto di partenza per altre mete. Lo ha espresso in maniera toccante Beppe Porqueddu, rimasto su una sedia a rotelle dopo un incidente in moto, a diciotto anni, che ha scoperto nella disabilità  una «prospettiva per guardare l’umanità  nel suo intimo», e una «scintilla di trasformazione sociale» in un mondo che sembra rifiutare il limite e la malattia. A parlare per lui è ancor di più il suo lavoro: tecnologo della riabilitazione e docente per operatori della riabilitazione, per portare da diversamente abile un contributo prezioso alla società  intera.

 
Per quanto radicato nella visione di Dio come amore — anzi, proprio in virtù di questo radicamento — il messaggio di Chiara non è però rivolto solo ai cristiani: si sono succeduti sul palco anche Habib, giovane musulmano; Metta, buddhista, che ha osservato come questo la aiuti «ad avvicinarsi alla verità » e come il “che tutti siano uno” «si realizzi anche attraverso di me»; e Andrea, «non credente, più che ateo»,  che ha sottolineato l’accoglienza e il rispetto trovati.

 
Chiude  il pomeriggio l’intervento della presidente dei Focolari, Maria Voce: che ha evidenziato come «non abbiamo ricordato né celebrato, ma vissuto», e come Chiara consegni di nuovo «qui ed ora» il suo messaggio ai giovani. Giovani che sono chiamati a coglierlo ed impegnarsi in prima persona: «Lo dobbiamo al carisma e all’umanità ».

 

(Chiara Andreola, Città  Nuova, 12.03.2012)

 

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