per una cultura del dare per una cittadinanza attiva
progetto: semi di fraternità per sostenere gli studi di ragazzi poveri del Burkina Faso
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domenica 15 aprile 2012 FROSINONE – località CAVONI
piazzale Giovanni Paolo II (ex piazzale Vienna) ore 9,30-17,30
giochi – workshops – momenti artistici
per informazioni 335-1052968 – 338-3422547
Il progetto è partito nel 2005. Nel 2010 sono state distribuite 17 borse di studio (13 ragazze e 4 ragazzi).
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Il progetto oggi
Oggi il “doposcuola” continua con corsi di recupero nelle materie più difficili come matematica, inglese e francese. Si prefigge di aiutare i ragazzi a superare gli esami finali.
Si svolge in uno dei quartieri più popolati e poveri di Bobo-Dioulasso, chiamato Sarfalao. Spesso nei giorni di festa, come Natale e Pasqua, o in occasione di incontri di formazione per conoscere ed approfondire la “Regola d’oro”, condividiamo con loro anche un pasto, poiché nelle famiglie, molti hanno un solo pasto al giorno. Diamo inoltre anche alle famiglie dei più poveri la possibilità di beneficiare di questi pasti.
Grazie al progetto sono anche fornite borse di studio a chi non avrebbe la possibilità di frequentare la scuola a causa della difficile situazione economica e delle gravi condizioni di povertà . Facciamo in modo che tutto avvenga sempre con una profonda attenzione alla dignità della persona, in uno scambio reciproco basato sul dare e cercando di far crescere il rapporto fra insegnati, ragazzi e genitori. Alcune mamme, ad esempio, vengono con gioia a cucinare per tutti. Di tanto in tanto diamo loro una piccola ricompensa in denaro che permette loro di provvedere alle piccole necessità della famiglia.
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Obiettivi
Il progetto si impegna ad aiutare gli studenti attraverso il dopo-scuola, a superare gli esami finali o, in alcuni casi, a coprire le rette scolastiche per permettere ai ragazzi di frequentare la scuola. Nella formazione si ha una particolare attenzione agli aspetti umani, unendo il sostegno concreto ad un’educazione improntata sui principi di solidarietà e reciprocità .
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Principali attività
I corsi vengono organizzati secondo i vari livelli scolastici e secondo le difficoltà incontrate dei ragazzi: c’è chi ha bisogno di essere aiutato in inglese, chi in matematica, chi in francese…
Non mancano momenti di gioco e di vita insieme durante i quali si cucina, si imparano a fare i fiori di carta, caramelle, torte, marmellate, ecc.. e ci si diverte con canti e allegria.
Attraverso il progetto gli insegnanti possono acquistare il materiale scolastico, che essendo molto costoso sarebbe inaccessibile per i ragazzi e le loro famiglie, e lo rivendono ai ragazzi a prezzo ridotto rendendone possibile l’ acquisto. Questo consente ai genitori di sentirsi parte attiva nell’ educazione dei proprio figli (nonostante le difficoltà !) e ai ragazzi di avere tutto ciò che serve per andare a scuola.
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Flash di vita
B. ci racconta una sua esperienza: «Una mattina a scuola abbiamo finito tardi le lezioni e volevo andare subito a casa per non essere in ritardo il pomeriggio. Un altro studente mi ha chiesto di poter guardare i compiti del mio quaderno, ma se dovevo aspettare che lui guardasse avrei fatto tardi. Ho subito pensato alla frase che mettiamo in pratica durante il dopo-scuola e che invita a fare all’altro ciò che vorresti fatto a te, così gliel’ho dato! Il pomeriggio sono arrivata un po’ in ritardo, ma, con mia grande sorpresa, il direttore non mi ha rimproverato
Due ragazze, grazie alla borsa di studio, hanno avuto la possibilità di frequentare un corso di formazione professionale: una sta prendendo lezioni di cucito ed un’altra sta studiando per diventare parrucchiera, specializzandosi nelle differenti tipologie di trecce tipiche delle pettinature del luogo.
Due ragazzi che nel 2009 non sono passati all’esame di conclusione della scuola media, hanno frequentato il doposcuola e adesso sono passati alla classe superiore. Una ragazza ha vissuto momenti personali non facili, diventando mamma molto giovane. Sostenuta dalle altre compagne ha superato le difficoltà ed è anche riuscita ad essere ammessa alla classe superiore.
Un papà ha ringraziato gli insegnanti con queste parole: «Se non fosse per il vostro aiuto come avremmo fatto con i materiali per i ragazzi? Le cose si sono duplicate di prezzo! Sentiamo che lo fate veramente per amore nostro, per aiutarci. Grazie! Che Dio vi ridia moltiplicato l’amore che avete donato!».
Nell’anno 2009 una signora italiana, recatasi in Burkina Faso, ha voluto conoscere il progetto. In un momento di incontro con i ragazzi si è parlato di diritti e doveri dei bambini e dei ragazzi. Ne è nato un dialogo. Alla domanda se qualcuno poteva citare un diritto dei ragazzi, uno ha risposto: “Amare”!
Dono chiama dono: un ragazzo che riceve l’aiuto del progetto, volendo a sua volta aiutare gli altri, ha fabbricato un’ altalena per i più piccoli.
Dare é anche prendersi cura del”area riservata allo sport a Sarfalao. Qui, con l’aiuto della Cancelleria dello sport dell’Austria, si sono potuti realizzare una abbiamo una tettoia, un recinto, una casetta per lasciare i materiali usati per svolgere le diverse attività .
Una delle ragazze racconta: “Avevo contratto un’ infezione al dito e non potevo copiare le lezioni in classe. Ho chiesto allora ad una compagna di classe di aiutarmi, ma lei ha iniziato a prendermi in giro. Mi sono allora sforzata di copiare le lezioni da sola. Nel mio cuore non ero contenta, ma l’ho perdonata. Alcuni giorni dopo é venuta a scuola con un occhio gonfio. Mi sono accorta che adesso era lei ad avere difficoltà nello scrivere le lezioni. Mi sono allora ricordata di come si era comportata nei miei confronti, ma ho pensato che occorre amare sempre e così ho copiato le lezioni anche per lei.
Uno dei ragazzi invece, un giorno, tornando a casa ha incontrato un bambino che piangeva. “Era tardi” – racconta – e volevo sbrigarmi per arrivare a casa, ma ho pensato che quella era l’occasione per fare all’altro ciò che avrei voluto fosse stato fatto a me. Cosi ho cercato di capire quale problema avesse e di trovare la sua casa chiedendo ai vicini. Quando siamo arrivati a casa sua, la mamma era in collera e voleva picchiarlo. L’ ho supplicata di perdonarlo. Poi sono ripartita verso casa, il cammino era lungo, ma mi sentivo felice”.
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