Di Padre Fabio Ciardi – Quando eravamo su Tel Aviv, il pilota annunciò che stavamo scendendo all’aeroporto di Jaffa. Jaffa? Ma non è dove Pietro abitò un tempo presso un certo Simone, conciatore di pelli? Dove risuscitò Tabità ? “Tabità , à lzati!”, le disse. Ed ella aprì gli occhi. Egli le diede la mano e la fece alzare.
Bastò questo pensiero per farmi entrare in fibrillazione. Fu una settimana sconvolgente. Mi immersi nel passato e il passato mi si rese presente. Vedevo, toccato, sentivo…
Rimasi conquistato soprattutto dalla Galilea. Tutto parla di Lui. Quel lago quieto, quelle dolci colline… Ad ogni passo un ricordo, ad ogni pietra una sua parola, ad ogni raggio di sole un suo sguardo, mai lo stesso, come non sono mai uguali le onde del lago, le nuvole che solcano il cielo…
Anni dopo, seduto sulla poltrona della mia stanza, mi ritrovai in una delle ultime case di Cafarnao, proprio sul bordo del lago. Era una serata tranquilla, un po’ pigra. Mi ritrovai in mezzo a quei pescatori, duemila anni fa, ed era proprio ora. Ero in casa della vecchia e le chiesi di raccontami la sua storia, di raccontarmi di Lui.
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Così inizia la lettura scenica tratta dal libro di Fabio Ciardi Parlaci di Lui. I racconti di Cafarnao, nell’adattamento teatrale di Stefania Bogo e la regia di Alessio De Caprio. Sul palco si ricostruisce il clima di intimità che si viveva il sabato sera in quella che era stata la casa di Pietro a Cafarnao, e che continuava ad essere luogo di incontro dei primi cristiani della città . I protagonisti di allora raccontano l’incontro personale che ognuno ha avuto con Gesù quando viveva lì, nella casa di Pietro.
Un racconto serrato e appassionante, interpretato in maniera eccellente e sentita da Francesca Giorgini, Luca Martella, Alessio de Caprio, Stefania Bogo e dallo stesso Padre Fabio Ciardi, narratore e, nella parte finale dello spettacolo, interprete di Pietro anziano.
Presentata al Teatro San Gregorio VII a Roma il 12 maggio scorso, l’opera ha raccolto il consenso di un pubblico numeroso e attento che si è sentito coinvolto nell’esperienza di quei primi cristiani di Cafarnao.
Ci auguriamo che si presentino altre occasioni perché lo spettacolo possa essere offerto nuovamente.
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