SCEGLIERE L’ITALIA

voto-elezioniA pochi giorni dal voto, l’incertezza è forte. Non solo per quel 30% che ancora non sa se e chi votare. Non solo per il dubbio che si formi una maggioranza. Non solo perché non siamo sicuri che i candidati ci dicano il vero tra uscita dall’euro, restituzione dell’Imu, abolizione dei ticket sanitari, riduzione delle tasse e via dicendo. No, l’incertezza più pesante è quella dentro di noi. Quella che ci fa ribollire di rabbia. Quella che ha eroso la fiducia di poter essere governati da persone pulite e capaci.

La scelta mortale sarebbe disertare le urne e accreditare che in democrazia il cittadino non conta. Nel caso volessimo esprimere il massimo dissenso verso la classe politica, potremmo, piuttosto, richiedere la scheda e poi restituirla, facendo verbalizzare che nessun candidato ci soddisfa. Analogo, ma meno forte (e a rischio brogli) è imbucare la scheda bianca.

La scelta del voto, al contrario, non è solo dissenso, ma incide sullo scenario futuro.

Ma chi votare? Analizziamo le possibilità . C’è il voto di protesta: l’emblema è il Movimento 5 stelle di cui sappiamo l’inesperienza e i limiti, ma apprezziamo l’integralismo contro la mala-politica. E poi ci sono listerelle satelliti acchiappavoti con tanto di sbandieramento di tutela dei pensionati o di valori non negoziabili: fanno anche girare volantini in cui non si dice la coalizione a cui appartengono. E poi liste che si presentano per la prima volta e propongono nuovi progetti, nuove competenze, nuova serietà  in politica: vanno da ‘Scelta civica con Monti’ a ‘Fare per fermare il declino’. E, infine, le due coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Per la legge elettorale i voti dati a liste indipendenti che non raggiungano il 4% sono persi. Se sono in coalizione e superano il 2%, oppure se non lo superano ma sono le liste aggregate migliori perdenti (potrebbe essere il caso, ad esempio, di Fratelli d’Italia aggregata a Berlusconi, di Fli aggregata a Monti e di Centro Democratico aggregata a Bersani) portano seggi alla coalizione.

Guardiamo al nostro Paese: ha bisogno di essere messo in sicurezza in senso istituzionale e in senso economico. Serve la riforma elettorale, una legge sui partiti, la riduzione dei parlamentari, una chiarificazione di chi fa cosa garantendo unità  nazionale e il sano regionalismo previsto dalla Costituzione, la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, un più incisivo protagonismo dell’Italia in Europa … Servono riforme che permettano una ripresa economica che poggi solidamente su un moderno e solidale sistema lavoro, su legalità  e giustizia, sulla qualità  dell’istruzione, del sistema della salute, delle politiche sociali, dell’uso responsabile delle risorse … Sono riforme terribilmente difficili da farsi perché l’Italia è oggi come un uccello in una gabbia di migliaia di interessi che si rafforzano a vicenda. Occorre molta forza e molto consenso per rompere quelle sbarre. Occorre, in altre parole, una maggioranza certa e competenze tecniche e politiche.

Ecco: io credo che ora sia il tempo di ragionare su come il nostro voto possa contribuire a  permettere la maggiore stabilità  di governo possibile. Evitando, senza rinnegare le nostre convinzioni politiche, un secondo drammatico ricorso alle urne.

Ci dobbiamo chiedere con responsabilità  dove fa a finire il nostro voto. La protesta è utile, ma non deve causare un’irreparabile ingovernabilità . I principi dei diritti e della inviolabilità  di ogni persona non possono essere meri proclami elettorali. La fedeltà  ai sani valori politici di destra o di sinistra è sacrosanta, ma non può rimanere baluardo di un passato che è passato, deve aprirsi alla situazione presente, divenire costruttiva.

E, allora, immaginando che il punto critico sia il Senato, riflettiamo su come poter esprimere un ‘voto utile’. Non utile ad un partito, utile all’Italia. Una possibilità  è differenziare il nostro voto tra Camera e Senato. Gli ultimi sondaggi, infatti, danno per possibile, grazie al premio nazionale, una maggioranza di centrosinistra alla Camera, ma – causa i premi regionali soprattutto delle regioni con maggior numero di elettori – configurano una tale frammentazione al Senato da non poter raggiungere la maggioranza neppure coalizzando centrosinistra e Monti (prova ne sia che si comincia a parlare di una coalizione di emergenza).

Per tutti noi – per chi è sicuro del proprio voto e per chi è incerto – vale oggi, dunque, una comune responsabilità , un unico criterio: scegliere l’Italia.

(Letizia De Torre – 21.02.2013)

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