La città  di Roma ha dedicato la stazione della Metro B1 di Viale Libia a Chiara Lubich

cvalletti_17014La città  di Roma ha dedicato la stazione della Metro B1 di viale Libia alla sua cittadina onoraria Chiara Lubich, in occasione del 5° anniversario della sua morte. Con questo gesto l’amministrazione comunale intende contribuire a mantenere vivo il rapporto spirituale tra la città  e la sua illustre concittadina.

La cerimonia di dedicazione è avvenuta il 14 marzo alle ore 13 mediante lo scoprimento di una targa. Erano presenti il Sindaco on. Gianni Alemanno, la Presidente del Movimento dei Focolari dott.ssa Maria Voce, il presidente del Municipio, autorità  civili e religiose.

Il 14 marzo 2013 segna il quinto anniversario della scomparsa di Chiara Lubich, legata alla città  di Roma, che ha amato almeno quanto la sua città  natale, Trento. A Roma Chiara Lubich ha soggiornato più o meno stabilmente dal 1949 al 1965 prima di trasferirsi a Rocca di Papa. A Roma fanno riferimento molti suoi scritti diventati pagine fondamentali di spiritualità  e di impegno sociale e civile per cristiani, fedeli di varie religioni e non credenti.

Sono molti gli avvenimenti che fanno di Roma una città  particolarmente legata alla Lubich. Solo per citarne alcuni, ricordiamo che presso la sede della Camera dei deputati di Montecitorio, il 17 settembre 1948, Chiara incontrò l’onorevole Igino Giordani. Fu un incontro “storico” per il nascente Movimento dei Focolari e per il cammino che il laicato stava compiendo all’interno della Chiesa cattolica e nella società  italiana.

cvalletti_16995Agli inizi degli anni Cinquanta, il “focolare” di Chiara si trasferì in via Tigrè n. 1, nel “quartiere africano”, al piano attico di un condominio. Qui nel novembre 1953, in occasione della consacrazione a Dio di una sessantina di giovani, Igino Giordani, sposato e padre di famiglia, prese a magnificare la sublimità  dello stato verginale. In risposta, Chiara spiegò che quello che soprattutto valeva era amare e non tanto l’essere vergini o sacerdoti; e gli propose di suggellare con una “promessa” la propria donazione a Dio. Questo fatto segnò la nascita di una vocazione originale nella Chiesa, quella dei “focolarini sposati”.

Sempre nella casa di via Tigrè, nel settembre del 1954, Chiara ebbe alcune intuizioni su un nuovo ordinamento da dare al Movimento in continuo sviluppo: «Paragonando la nostra vita che è amore, carità , alla luce naturale che si scinde nei sette colori dell’arcobaleno — racconta Palmira Frizzera, una delle sue prime compagne —, Chiara comprese che anche la nostra vita avrebbe avuto infinite espressioni, che lei vedeva riassunte in sette»: dall’economia all’apostolato, dalla preghiera alla salute, dall’ambiente allo studio, alla comunicazione. Intuizioni che si riveleranno feconde anche sul piano della vita sociale e civile.

cvalletti_16949Da via Tigrè, nel 1955 Chiara traslocò in un appartamento sito nella vicina via Valnerina, al n. 58 (ingresso secondario in piazza Palombara Sabina n. 13). In questa casa rimarrà  per un decennio. Per lei furono anni di grandi sofferenze spirituali (minacce di scioglimento del Movimento ancora sotto studio da parte della Chiesa) e anche fisiche (in particolare le conseguenze di un incidente automobilistico di cui fu vittima nel maggio 1957 mentre transitava nel tratto cittadino della via Nomentana), ma anche di grandi gioie.

Dagli anni “eroici” a tempi più recenti. Il rapporto privilegiato di Chiara con Roma ha il suo momento ufficiale nel 2000, anno del Grande Giubileo. àˆ il 22 gennaio: Chiara compie ottant’anni e la presenza dei Focolari nell’Urbe è pressoché cinquantennale. In quella circostanza, in Campidoglio, le viene conferita dal sindaco Rutelli la cittadinanza onoraria. Nel suo intervento ella esprime la propria passione per Roma, e a nome di tutto il Movimento assume un impegno: «Dedicarci d’ora in poi a questa città  più e meglio», perché essa corrisponda alla vocazione alla fratellanza universale a partire dai propri ambienti: primo fra tutti la famiglia, poi il quartiere, i luoghi di studio, di lavoro o di vita, come le associazioni e le parrocchie, privilegiando i rapporti personali. Nasce così l’ “Operazione Roma-Amor”, come rinnovato impulso alla testimonianza personale o di gruppo di tutto il Movimento.

Tutto questo, ed altro ancora, ha portato a pensare di legare il nome di Chiara ad un luogo significativo della nostra vita cittadina, la Stazione Libia della Metro B1. Questa stazione è collocata proprio nel contesto cittadino così tanto “vissuto” dalla Lubich. Inoltre, una stazione metro rappresenta per sua natura, tra gli altri, il valore della comunicazione interpersonale e della socialità , che nel suo significato più alto di “disegno di Dio sull’umanità ” è l’ideale per cui Chiara Lubich ha speso la sua vita e la sua opera.

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