Roma come Parigi, anno del Signore 1307

Esco dalla piscina che sembra notte inoltrata. Tutte le botteghe sono già  chiuse. A parte il semaforo, c’è solo qualche timida luce natalizia a rendere la notte di via dell’Acqua Bullicante un po’ più allegra del solito. Mi sento bene, riaggiustata fisicamente e mentalmente. Già  mi pregusto la cenetta e un po’ di pace serale.
Riaccendo il cellulare. Bip, bip, bip. Tre chiamate non risposte, comincio a leggere: Fernando, Fernando, Fernando. Chissà , cosa avrà  di così importante da dirmi il mio amico regista? Lo richiamo.

– Tamaruccia, stasera andiamo a fare la lettura della sceneggiatura con gli attori, ti va di venire?

Sì, no, forse. Diciamo che avevo previsto qualcosa di diverso… Ma Fernando mi conosce, così mi prende per la gola. Dopo qualche lamento di maniera, torno a casa, mi cambio, addento una mela e riscendo in strada, curiosissima.

Armata di Tuttocittà , attraverso Roma. Scorre via Prenestina, largo Preneste, il deposito Atac con il serpente della tangenziale a fare da tetto, che visto dall’auto sembra il set di un film inquietante. Le prove si svolgono in via dei Colli Portuensi, praticamente dall’altra parte della città . Così, guidando, ho il tempo di mettere insieme i pensieri.

Fernando Muraca è un regista e uno sceneggiatore che conosco ormai da una decina d’anni, e insieme abbiamo condiviso tante cose, sia del nostro lavoro, che della nostra vita. Qualche mese fa mi trovavo nella cucina di casa sua, vicino Castel Gandolfo, con sua moglie Maria Chiara, quando lui è piombato dentro trasbordante creatività , cominciando a declamare la sceneggiatura che aveva appena terminato, incurante dei nostri discorsi impediti. L’Ordine Francescano gli avevano commissionato un film su Duns Scoto, ovvero Giovanni Duns, filosofo e teologo scozzese, soprannominato dai suoi contemporanei doctor subtilis, per la sua abilità  dialettica: un francescano contemporaneo di Dante Alighieri.

Non era stato facile per Fernando tradurre in una storia avvincente, la vita di quel frate proclamato Beato nel 1993 da Papa Giovanni Paolo II perché «cantore del Verbo incarnato e difensore dell’Immacolato concepimento di Maria». L’unico fatto eclatante, passato agli annali, era, giustappunto, il racconto della disputa svoltasi a Parigi con i rappresentanti dell’Ordine Domenicano sostenuta nell’Aula Magna dell’Università , nei primi mesi del 1307, sulla Immacolata Concezione di Maria. Il resto erano sante tesi teologiche e filosofiche, grandi, ma di difficile traduzione in una trama. E, invece, Fernando c’era riuscito.

L’indirizzo che ho memorizzato è via dei Colli Portuensi numero 30. Se non che, al trenta c’è una farmacia. Provo a chiamare il cellulare di Fernando. Niente, non raggiungibile. Provo il numero del suo aiuto regista, Rocco, e niente… anche lui irraggiungibile. Allora, riprendo l’auto… magari era 130, o 230… Continuo a scendere lungo via dei Colli Portuensi… Forse, faranno le prove in un monastero? Solo palazzi. Alla fine, desisto, torno indietro. Me ne torno a casa, alla mia cenetta, anche se sono le dieci… ho già  perso un paio d’ore dietro a queste prove… e domani mi devo alzare presto, per il lavoro. Faccio inversione, arrabbiata con me stessa e con Fernando. Perché mi sono lasciata convincere? Driing, driing! E’ Rocco.

– Tami, dove sei?

– Al numero 230.

– Ma è al 30.

– Ho capito, ma lì c’è una farmacia.

– E’ che c’è una via laterale … non si vede tanto bene, vieni che ti aspetto qui.

– Va bene.

Così, ritorno indietro. Trovo parcheggio proprio davanti al trenta, e poco più in là  c’è Rocco che mi aspetta. Ci salutiamo sottovoce, come se le prove si svolgessero all’aria aperta. Poi, mi introduce in un vialetto più buio e inquietante di via Prenestina e del deposito Atac, solo qualche insegna laterale illumina i nostri passi.

– E’ qui.

Non si capisce bene se è un deposito, una palestra dismessa o una sala prove. Accumuli di sacchi, pieni di non so che, stoffe colorate abbandonate qua e là , poltrone di damasco consunte e parquet a terra. In una specie di palco nano, si trova un letto mastodontico non completamente disfatto, barocco, ricoperto di velluti apparentemente preziosi, forse, resto di una dimenticata scena. Al centro della stanza, ci saranno una ventina di attori, disposti in cerchio, tutti uomini, tranne due: una donna matura e una giovane attrice dai capelli rossi, bellissima.

L’atmosfera è sacra. E io e Rocco entriamo in punta di piedi. Sembra di spiare qualcosa di segreto, di accessibile a pochi. Uno degli attori, un volto alla D’Artagnan, sta rispondendo ad una battuta che non ho sentito, in un linguaggio d’altri tempi. Fernando sta al centro di questo cerchio e segue e dirige, paterno. D’Artagnan è perfetto per la parte del frate francescano anziano, ma forse per il film si dovrà  tagliare baffi e pizzetto… Sono più seicenteschi che trecenteschi. Poi, tocca ad un uomo in camicia di Jeans, con i capelli neri e la faccia simpatica. Comincia a parlare e il suo volto si trasforma. Non è più simpatico. La sua voce e la sua espressione sono quelli di un dottore, di un magister, affettato, provocatorio: è lui il cattivo? Ascoltando capisco che non è cattivo, ma è l’avversario di Scoto nella disputa. Semplicemente chiudendo gli occhi, sono dentro l’aula magna dell’Università  di Parigi, anno del Signore 1307. E’ piena di frati francescani da una parte e di domenicani dall’altra. Ognuno sostiene le proprie tesi. Si bisbigliano strategie di dialettica, giochi di potere sotterranei. Poi, dal fondo della sala si leva la voce delicata di un uomo che non cerca la fama, ma la Verità .

Apro gli occhi. Chi parla è nascosto quasi completamente dallo schienale della poltrona di Fernando, si intravede un ciuffo di capelli rossi e un paio di occhiali neri. Fernando lo interrompe, e gli chiede il permesso di recitare la sua parte. Lui gli dice di sì, un po’ imbarazzato. Così, comincia a recitare il mio amico. E capisco come si immagina questo saggio scozzese, sapiente, ma anche umile e accogliente, determinato nel confronto ma dolce nelle parole. Non serve recitare… bisogna essere.

Alla fine della lettura, quasi tutte le parti sono state assegnate e il gruppo si disperde nel vociare allegro e rumoroso di una soddisfacente esperienza artistica: è raro che in film, anche con budget molto superiori, si faccia questo tipo di esercizio, tutti insieme, mi dicono.

Il film si girerà  in Umbria e a Roma, nel mese di gennaio. Per una volta, Roma diventerà  Parigi.

 

 

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