Sera del venerdì 29 ottobre 2010. Al Casale Garibaldi, struttura a disposizione del quartiere di Centocelle, c’è stata una cena un po’ particolare. Ormai da un bel po’ di tempo c’era il desiderio di conoscersi tra la comunità locale dei Focolari e la comunità islamica che fa riferimento alla Moschea di Centocelle (che in realtà Moschea non è, ma un ampio garage che permette ai più di mille fedeli di pregare il venerdì). Ma come creare l’occasione? Da dove partire?
Dopo un primo contatto tra alcuni delle due realtà presenti in questa parte di Roma, avuto grazie al caporedattore della Rivista Confronti, si è pensato di cominciare dalla cosa più semplice e vecchia del mondo: una cena, un momento di condivisione vero, che permettesse di trovare un rapporto personale, senza troppa ufficialità .
Così è stato. Eravamo presenti una quarantina tra tutti, famiglie soprattutto, bambini, alcuni volontari del Casale tra cui Walter Fiorelli che ha fatto gli onori di casa a nome di tutti, esprimendo la gioia della comunità dei focolari di poter fare amicizia con questa realtà  del quartiere.
Solo la conoscenza è il vero antidoto alla paura e ai pregiudizi, e anche se tutti sappiamo quanto il dialogo in genere e quello interreligioso sia sempre una sfida, è altrettanto forte la coscienza che l’incontro è ineludibile.
Che la nostra  sia ormai una società multietnica e multireligiosa è un dato di fatto, ma solo l’amore, la fiducia reciproca, il cercare ciò che unisce e non ciò che divide potrà  farla diventare una società “inter-culturale” o interreligiosa, nel senso di un passaggio verso l’integrazione vera, di rapporti di pace e non di conflitto, di strategie di solidarietà e non di emarginazione. Ma la strada è lunga perché un nuovo disegno sociale si possa affermare.
Anche in un semplice momento come la cena di quel venerdì la differente visione delle cose non è stata nascosta, perché un vero dialogo non deve temere la franchezza. Â
Eppure sono così forti tutte le cose che ci uniscono -Â basterebbe il senso profondo della famiglia, il rapporto con l’Assoluto, il senso del sacro che permea la vita dei fedeli dell’Islam, il desiderio di sentirsi parte di questa nostra società italiana da protagonisti e non da ospiti – da farci stare certi che sia questa la strada giusta, se mai avessimo avuto dei dubbi.
La domenica successiva a Loppiano si è tenuto il grande evento della giornata di fraternità islamo- cristiana promossa dal Movimento dei Focolari e dall’UCOOI di tutta l’Italia – l’organismo che riunisce le comunità islamiche italiane – e sia l’ Imam di Centocelle che altri presenti quella sera vi hanno partecipato. Tutto ha avuto un sapore diverso forse proprio grazie a quella cena a Casale Garibaldi di due giorni prima. Come dire che prima dei grandi eventi occorrono i piccoli gesti, capire che siamo tutti parte della grande famiglia umana.
Abbiamo condiviso le nostre auto per andare insieme a Loppiano da Roma, ed il viaggio è stato un’occasione di prove di dialogo e di conoscenza reciproca di queste due delle tre grandi religioni del Libro, tutte radicate in Abramo, come spesso ci viene ricordato, e tutte nate nel bacino del Mediterraneo.
A se a Loppiano abbiamo vissuto un momento “storico” per questo dialogo, ora si tratta di andare avanti credendo che il futuro dell’integrazione in una grande città come Roma inizia e passa proprio da piccole cose come una cena in un Casale di periferia.
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