20 anni dell’EdC: impressioni a caldo rientrando dal Brasile

 Riporto a caldo alcune impressioni sulla celebrazione in Brasile dei 20 anni dell’Economia di Comunione. Non parlo degli interventi e di quanto è accessibile sul sito internet dell’EdC. Relazioni ed esperienze di rilievo sono da rileggere e studiare perchè segnano un traguardo culturale oltre che temporale dell’EdC.

La partecipazione diretta è stata per me importante perchè ho verificato l’universalità  dell’esperienza EdC. Il luogo era importante perchè là  c’è stata la scintilla ispiratrice ma la partecipazione da tutti i continenti e da tanti Stati diversi ha dato il senso della partecipazione globale ad una rivoluzione reale fatta di aziende, imprenditori e studiosi.

La “cittadella Ginetta” ha fatto da cornice bella ed armoniosa alla manifestazione; senza sbavature, con una attenzione ai particolari: dalla mensa (che ci ha fatto scoprire una cucina brasiliana inaspettatamente edc22sobria ed allo stesso tempo accattivante con i suoi molteplici aromi e colori), alle camere che ci hanno ospitato semplici ma decorose; dalla disponibilità  delle persone che ci hanno accolto al garbo discreto di tutta l’organizzazione.

Nella “cittadella Ginetta” c’è una sorta di “piazzetta” che ha ospitato conversazioni e relazioni interpersonali tra uomini e donne di lingua e colori diversi. Nessuno si è potuto sentire ospite ma tutti protagonisti con ruoli anche moto diversi: imprenditori, studenti, economisti, lavoratori, … 

Per poter dialogare non era necessario spolverare vecchie amicizie o sperimentati rapporti ma l’approccio era quello tipico delle nostre Mariapoli. Dalla fila alla mensa si comincia con uno scambio semplice sui temi della giornata e non si sa dove si arriva.

Alle relazioni dai contenuti culturali interessanti si sono succedute le esperienze degli imprenditori che hanno testimoniato l’eroicità  della loro missione: dalla fabbrica Coreana alla Cooperativa Tassano; dalla cooperativa Primavera 83 al banco Kabaian e tante altre, tutte opere sacre costruite e ricostruite con forza soprannaturale.

Nell’auditorium ci si sentiva toccati nell’anima quanto per le strade del Polo Spartaco si constatava un riscontro tangibile di una rivoluzione nascente. Qui ci sono fabbriche, operai, camion, materiali e si verifica con l’intelligenza quanto si è compreso con l’anima.

Per chiudere queste brevi impressioni vi partecipo l’impatto un po’ triste della città  di S. Paolo: avevo sempre sentito parlare della corona di spine e pensavo ai grattacieli di New York con uffici e centri direzionali; mi sono trovato, invece, di fronte una realtà  di sovraffollamento e pressione demografica che danno anche ai grattacieli  un senso di sofferenza. Tanti poveri in strada e senso di sofferenza nelle persone. Polizia e vigilantes dappertutto in un quadro di città  anche esteticamente poco attraente. Così anche la “Cittadella Ginetta”  con la sua armonia di persone, di case e di piante costituisce una speranza di Paradiso.

Domenico Mancinelli

 

Tornando dal Brasile un pensiero ricorrente mi accompagna: L’Economia di Comunione non ha perso l’appuntamento con la storia, anzi sta dimostrando di essere un vero e proprio faro per tutto il mondo. Era per me impressionante vedere come i vari temi risuonavano con note diverse, ma in armonia, in tutti i continenti: credo che questo sia tipico delle opere di Dio. Che sia opera di Dio lo dimostra anche il fatto che si parlava di economia… E le persone si convertivano all’amore. Nelle varie pause, nei momenti in cui era possibile scambiare opinioni ed esperienze, ho sentito tantissime persone, tra imprenditori, studiosi, studenti, ecc., dire che avevano capito che dovevano amare di più, che potevano fare qualcosa in più: ciascuno si sentiva interpellato a dare tutto. L’atmosfera era quella della festa e della gioia. Lo Spirito Santo e Maria sembravano aver invaso la Chiesa.
Dopo il mio tema – bello il fatto che quasi tutti i partecipanti mi abbiano ringraziata personalmente – un docente del Chile mi ha chiesto: quale rapporto tra Don Bosco e l’economia di comunione? Lì ho pensato semplicemente che senza Don Bosco e tutti i santi sociali del ‘700 e ‘800 l’economia di comunione non ci sarebbe stata (Chiara Lubich nel video del lancio dell’EdC ha ricordato che ogni carisma arriva non in opposizione, ma in continuità  con quello che già  c’è). L’EdC è stata preparata da un fermento di carità  sociale, che ha fornito un terreno fertile e irrigato. D’altro canto credo anche che senza l’EdC, che nasce dal carisma dell’unità , tanti carismi rischiano di non riuscire a superare le sfide attuali, a ravvivare le loro opere, in un momento in cui è richiesta la coniugazione di efficienza ed efficacia, comunione e missione: questo l’EdC ce l’ha nel DNA e può donarlo come tesoro a tanti!

                                                                                                                                                         Alessandra Smerilli

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