11 nov.: “L’Italia avrà un lavoro enorme da fare”, è stata la dichiarazione di Mario Monti, che oggi ha votato, da neo-senatore a vita, la legge di stabilità con alcune delle misure chieste dalla UE. Ieri, dopo giorni, giorni e giorni che l’economia reale del Paese lanciava allarmi inascoltati al Governo e a tutta la politica, dopo due lettere che chiedevano concretezza nel prendere misure urgenti, il Sole24ore titolava a caratteri cubitali FATE PRESTO.
Dopo la presa d’atto dell’on Berlusconi di non avere più la maggioranza, il Parlamento è precipitato in un’attesa febbrile. Non c’è stato il tempo di gustare il senso di liberazione dall’angoscia di questa ‘seconda repubblica’ con le sue tante, troppe, tenebre e le poche luci. Lo spread che era schizzato a quasi 600, l’umiliazione dell’Italia, il grido sordo di 5 milioni di italiani senza lavoro, la valanga di titoli di stato in scadenza nel 2012, 254 miliardi; la rabbia dignitosa dei cittadini …Â un nubifragio accanto a quelli che si stavano abbattendo fisicamente da Genova a Messina. Comincia così la ‘terza repubblica’ e, a rifletterci, è un inizio coi piedi per terra, senza boria, senza rivendicazioni, consapevoli che nessuno ha pietre da lanciare, ma anzi che a tutti sarà chiesto conto di quanto ora, in questo momento presente, avrà saputo fare per il proprio Paese.
Il Presidente Napolitano ha stupito, ancora una volta, per la saggezza e la tempestività dei passi con cui è riuscito a rassicurare non solo i mercati, ma innanzitutto il Paese: un primo comunicato per assicurare che avrebbe dato la massima attenzione sia alla maggioranza sia all’opposizione, l’analisi congiunta con il Ministro dell’economia per accertarsi che nel maxi emendamento vi fossero tutte e sole le misure proprie, il secondo comunicato per rassicurare sui tempi, la richiesta a Senato e Camera di varare tutto entro domenica, la nomina a Senatore a vita di Mario Monti, due ore di confronto al Quirinale, la partecipazione immediata di Monti alle sedute del Parlamento. Sabato pomeriggio alla Camera passerà la legge di stabilità appena votata al Senato (Pd e Terzo Polo presenti senza prendere parte al voto) e lunedì potrà esserci già il nuovo Governo.
Sapremo noi parlamentari e i nostri gruppi politici fare altrettanto presto e altrettanto seriamente? Sapremo anteporre agli interessi il bene dell’Italia? Qualche passo è stato fatto e va registrato: Berlusconi stesso ha rinunciato a resistere ad oltranza e non era scontato. Bersani, come è stato giustamente notato dalla stampa, aderendo ad un Governo di transizione rinuncia alla possibilità d’essere candidato a premier ed il PD stesso è consapevole dei rischi che corre. Passi di responsabilità . Passi che ne richiedono altri di urgenti: pieno rispetto dell’autonomia nella scelta dei membri del Governo da parte di Monti, correttezza nei rapporti tra le forze politiche, responsabilità per concertare le misure da adottare per ridurre il debito che ha superato il 120% del Pil e per far ripartire il Paese, fedeltà e saggezza costituzionale per le riforme istituzionali ed elettorali che non possono essere rimandate. In queste ore stiamo osservando chi, tra le forze politiche e dentro le forze politiche, ha il coraggio di queste posizioni. Sono scelte che marchieranno l’identità dei partiti.
Questa terza fase della nostra Repubblica si apre davanti al Paese come un’opportunità di rinnovamento profondo paragonabile forse al dopoguerra, ma, al contempo, come una sfida altissima, un lavoro enorme da fare. Eppure, è vero, l’Italia sa dare il meglio di sé in queste sfide e forse ciò vale anche per noi personalmente, nel nostro impegno civico e politico. Vale per i partiti, le associazioni, le realtà economiche e sociali, la cultura, le nostre città .
A differenza del dopoguerra oggi l’Europa non è da fondare, ma da ri-fondare. Oggi, inoltre, gli strumenti quali l’ONU e il Fondo monetario sono inadeguati ad una crescita giusta ed equilibrata per tutti i popoli. L’Italia non uscirà dalla crisi se penserà solo a sé. Ne uscirà se riuscirà , come allora, ad essere protagonista della rifondazione dell’Europa e della governance mondiale. E’, dunque interessante che questo governo di transizione sia guidato da un europeista convinto, capace, stimato sul piano internazionale. A noi parlamentari che l’appoggeremo il compito di contribuire a indirizzare queste scelte secondo veri principi di libertà , di uguaglianza e di fraternità .
Letizia De Torre
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