Giulio Marchesi, primo focolarino di Roma

marchesi1Professionista di successo, nella spiritualità  di Chiara Lubich, Giulio Marchesi trova la semplicità  dell’amore evangelico e il senso della sua esistenza.

«Si era nei primi giorni del novembre ’49. Accettai di partecipare a una riunione in cui doveva parlare Graziella De Luca, una delle prime compagne di Chiara. Andai mal disposto e con l’idea di starci il meno possibile. Per passare il tempo avevo deciso di contare le eresie che avrebbe detto quella ragazza. Ma non mi sono ricordato di contare le eresie; sono rimasto fermo, immobile per tre ore senza accorgermene. Era la prima volta nella mia vita che sentivo la mia anima soddisfatta, piena».

In quegli anni Giulio ha già  una laurea con il massimo dei voti in ingegneria e un posto come direttore della Romana gas.

Alle soddisfazioni che ha sul lavoro non corrispondono però quelle dell’anima. Pur impegnato attivamente in politica e nell’Azione Cattolica, per le sue tante esperienze, era ormai convinto che fosse l’egoismo a muovere l’individuo e non vi fosse possibilità  di felicità  per l’umanità .

àˆ con questa sofferenza interiore che incontra per la prima volta il movimento della Lubich, da poco arrivata a Roma. «Mi resi conto che l’effetto di quel primo incontro e di quelli successivi scaturiva dalla Parola del Vangelo che le focolarine vivevano fra loro e che anch’io cominciai a vivere. Cambiavano tutti i rapporti con Dio e con il prossimo. Insomma, la Parola vissuta mi ha fatto libero».

marchesi2Entra nel secondo focolare maschile del mondo, in Piazza Lecce, a Roma, mettendo subito in comune le sue notevoli competenze e talenti, oltre ai beni materiali.

Chiara gli affida il compito di curare l’aspetto dell‘Economia e lavoro del movimento nascente, insieme a Giosi Guella. Per Giulio non bisognava confondere i mezzi, semplici strumenti, con la sostanza della comunione dei beni spirituali e materiali, che è l’unità , lo sperimentare la vita stessa della Trinità , dove tutto circola, com’era fra i primi cristiani.

Già  nella prime Mariapoli sulle Dolomiti, rivela le sue capacità  di autore e compositore delle vere e divertenti commedie con le quali riesce, attraverso un tocco d’umorismo, a mettere in ridicolo le sfaccettature negative ed evidenziare quelle positive di vari tipi di personalità . In questo modo simpatico e intelligente aiuta ciascuno a superare i condizionamenti dell’uomo vecchio, per rivestirsi dell’uomo nuovo (Col 3, 9-10).

Particolarmente ricchi di frutti sono gli anni vissuti nella cittadella internazionale di Loppiano, dove segue i tanti giovani che lì vi affluiscono. Di Giulio questi ammirano l’apertura, la determinazione e… l’umorismo, con cui scioglie i nodi anche più complicati.

 

In seguito torna a Roma per dirigere l’editrice Città  Nuova. Di quei 13 anni, chi ha lavorato con lui, ricorda: «Dava totale fiducia e libertà  ai suoi collaboratori, suscitando in ciascuno le proprie potenzialità  al massimo, mostrando senza parole che la nostra è una vita per gli altri. Mai veniva in rilievo l’io del responsabile».

marchesi31Infine, alla precedente dinamicità , si sostituisce la croce del declino fisico. Tuttavia, fino alla fine, Giulio rimane sempre ammirabile nell’amore.

Scrive prima di partire per il Cielo: «Lo Spirito Santo fa quello che vuole malgrado tutte le nostre miserie. La misericordia di Dio supera ogni cosa e crea dal nulla».

 

Da www.focolare.org   – 13 ottobre 2011

 

 

 

 

 

 

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