
Testo intervista
di Alessandra Giacomucci
ad Emmaus
per Radio Inblu
24 dicembre 2012
D. Quest’anno Natale arriva in un tempo particolare per la Chiesa che è l’Anno della
Fede, un tempo particolare per il mondo, in questa crisi che ci rivela sempre più non
essere solo economica, ma ben più profonda. Allora che Natale, questo del 2012?
R. Io spero che sia un Natale che aiuti tutti gli uomini a riscoprire l’amore di Dio
perché mi sembra che la crisi che il mondo sta attraversando, in un certo senso ha la
sua origine proprio nel rifiuto che l’uomo ha fatto di Dio e che sta rendendo, come il
Papa più volte ha detto, il mondo un deserto.
Perché nel deserto ad un certo momento, è difficile anche incontrarsi, è difficile
incontrare i fratelli, è difficile incontrare anche Dio se non si ha la pazienza di fare di
questo deserto un momento di ascolto, un momento di approfondimento.
E mi sembra che Natale venga proprio a dirci che Dio ci ama, perché se addirittura ha
accettato di diventare come uno di noi, di farsi piccolo come uno di noi, bambino,
bisognoso di tutto in una famiglia povera, del suo tempo, con tutte le difficoltà e con
tutta la crisi che la società del suo tempo stava attraversando.
Mi sembra che ha voluto proprio dirci che nonostante questo Lui ci ama, che per
questo Lui ci ama, perché ha visto il bisogno dell’uomo e ha sentito la necessità di far
sentire all’uomo che Lui c’è, che Lui è pronto a prendersi cura del mondo, di tutte le
sue difficoltà .
D. Il vostro carisma, il carisma della comunione, dell’unità , vi colloca in alcuni snodi
significativi di questo tempo: parliamo di dialogo interreligioso e interculturale, ma
anche l’economia, il lavoro. Allora, come guardare, oggi a questi luoghi in cui si
incrocia la vita quotidiana dell’uomo, come guardarli attraverso gli occhi di Dio, che si
fa di nuovo Bambino in mezzo a noi?
R. Mi sembra che è questo che bisogna non dimenticare, che Dio venendo al mondo si è
fatto uomo, ma si è fatto uomo sul serio, quindi ha preso su di sé tutte le difficoltà
dell’uomo, tutti i problemi dell’uomo.
Quindi per esempio i problemi anche di intercomunicazione, fra persone che ragionano
diversamente, che hanno provenienze culturali diverse, fedi diverse però Lui è venuto
a dimostrare che è possibile abbattere i muri fra gli uomini, ma è possibile soltanto a
patto di riconoscersi figli dell’unico Padre, suoi fratelli, tutti fratelli di Gesù.
Quindi ad un certo momento le esperienze che facciamo di dialogo, in fondo non sono
esperienze di discussione, sono esperienze di incontrarci, di incontrarci da fratelli, da
figli di Dio e scoprire che questa dimensione, di essere figli di Dio, ci fa veramente
capaci di capirci gli uni gli altri, al di là delle differenze, al di là di ogni difficoltà .
Lo stesso per quanto riguarda il problema della povertà : se ad un certo momento ci
mettiamo con l’atteggiamento di fratelli verso gli altri, è normale condividere ed è
normale condividere le necessità , condividere i bisogni, condividere quel poco che si ha,
che ad un fratello non si può negare un aiuto se ha bisogno.
E allora ecco che vediamo una mamma che è capace di far accogliere ai suoi bambini
l’idea che magari ricevere un vestitino che viene smesso da un cuginetto…, non è
segno di povertà , ma è segno di amore, è segno di condivisione. E far sentire che
magari non si è poveri perché si riceve, ma si è poveri se non si ha il coraggio di dare,
se non si ha nel cuore tanto amore da poter condividere, si è poveri se non si ha
l’affetto, se non si ha… tante ricchezze che invece ancora ci sono nel mondo e che
vanno ben al di là dei valori concreti.
Da questo poi si passa anche alle esperienze più grandi, che noi chiamiamo le
esperienze di economia di comunione, cioè anche di imprese, che si mettono in gioco
per produrre degli utili da far fruttare per il bene della comunità , quindi da far
fruttare per il bene dell’azienda, certamente, e per aiutare quanti poveri ci sono
intorno, per trovare nuovi posti di lavoro…
àˆ tutta un’azione che si fa ma un’azione che parte sempre da quest’unica realtà , di
riconoscere nell’altro un fratello e di mettersi a disposizione di questo fratello,
chiunque esso sia e qualunque siano i suoi bisogni.
D. Quale può essere il contributo specifico della spiritualità dell’unità alla nuova
evangelizzazione in Italia?
R. Cosa intendiamo con nuova evangelizzazione? La possibilità di ridire al mondo che
il vangelo è vero, che Gesù è venuto veramente su questa terra, che Gesù veramente
ha trasformato l’uomo e trasformando l’uomo ha trasformato il mondo, perché è l’uomo
che poi trasforma il mondo, e dire che è vero.
Dirlo sì ma come? E a chi? La Chiesa continua a dirlo, lo ha sempre detto, continuerà a
dirlo, attraverso la predicazione, attraverso i vescovi, attraverso i parroci, attraverso
tutti, ma a chi non va in Chiesa, chi non va in parrocchia, a chi ha perso questo
contatto con Dio, chi lo dice? Ecco allora le esperienze che i laici in generale e anche il
Movimento dei focolari in particolare fanno, è proprio quella di trovarsi a vivere il
vangelo e a testimoniare che è vero e annunciare che la venuta di Gesù ha cambiato il
mondo ed è una realtà .
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