Chiara Lubich e le vie del dialogo

chiaraSeicento studiosi a “La Sapienza” per ricordare la fondatrice dei Focolari, cui è stata dedicata la stazione della metro B1 di viale Libia. Il cardinale Ravasi: «La sua storia sul terreno dei carismi nella vita della Chiesa» di Antonella Pilia

Analizzare la portata profetica e universale del carisma di Chiara Lubich, a cinque anni dalla sua scomparsa. Questo l’obiettivo del convegno internazionale dal titolo “Chiara Lubich. Carisma, storia, cultura” che ieri, 14 marzo, ha riunito nell’aula magna della Sapienza oltre seicento studiosi di diverse discipline e religioni provenienti da tutto il mondo. L’incontro di studio si chiude oggi, 15 marzo, al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, custode di numerosi incontri con la fondatrice del movimento dei Focolari.

Un lungo e caloroso applauso rivolto a Papa Francesco ha aperto la prima sessione di studio, dedicata alla lettura teologica e antropologica del carisma di Chiara. Quindi i messaggi del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del cardinale Ravasi, che ha sottolineato come «la storia di Chiara Lubich si colloca sul terreno fecondo dei carismi nella vita della Chiesa e anela alla comunione oltre i confini delle culture e delle appartenenze religiose». Presente il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha evidenziato il legame particolare tra l’Urbe e la fondatrice dei Focolari, insignita della cittadinanza onoraria nel 2000, «e quella promessa mantenuta di impegnare il movimento in attività  sociali nella nostra città ». A lei l’amministrazione capitolina, ieri, ha dedicato la stazione della metro B1 di viale Libia inaugurando una targa commemorativa.

Una «straordinaria figura» l’ha definita Maria Voce, presidente dei Focolari e per anni sua stretta collaboratrice. «Donna carismatica – ha ricordato – da cui ha avuto origine un’opera ramificata a ogni latitudine, protesa a immettere nell’umanità  germi di vita evangelica che l’accompagnano nel suo cammino verso la fraternità  universale invocata da Gesù». Riconosciuta tra le figure di riferimento del Novecento, Chiara ha aperto vie di dialogo inesplorate per la convivenza tra persone e popoli di cultura e religioni diverse, promuovendo la pace e l’unità .

«Nel momento più oscuro del secondo conflitto mondiale – ha confermato Piero Coda, preside dell’Istituto universitario “Sophia” di Loppiano — Chiara accoglie quel raggio di luce e di vita che porta il nome di carisma dell’unità  e da esso si lascia plasmare» ricavandone un’ideale di vita «schiettamente evangelico» ma al contempo «da cima a fondo universale».

«L’unità  – ha spiegato Vera Araàºjo, responsabile del Centro per il dialogo con la cultura contemporanea – è frutto e compimento dell’amore-agape, dispiegato nella vita e nell’insegnamento di Gesù di Nazareth». Agape che si traduce in un atteggiamento di «gratuità  totale nel porsi gli uni nei confronti degli altri nel dialogo e nella completa apertura». Che significa, ha chiarito Araàºjo, «trovarsi fra persone di idee diverse e parlare con sincero amore per trovare un accordo e chiarire le incomprensioni». Risultato: «l’integrazione e l’unità  nella distinzione».

Altra importante eredità  di Chiara è poi il progetto dell’Economia di comunione lanciato a San Paolo nel 1991. Ne ha parlato Luigino Bruni, docente di Economia alla Lumsa, definendolo un «invito rivolto a imprenditori e imprese a farsi carico direttamente della lotta alla miseria, condividendo gli utili». Un modello, questo, da sviluppare anche secondo Benedetto XVI, che lo cita nell’enciclica “Deus caritas est”, e la proposta di «una nuova visione dell’economia – ha concluso Bruni – che supera sia il capitalismo individualista sia l’economia collettivista illiberale».

www.romasette.it

15 marzo 2013

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