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Renata Borlone nasce il 30 maggio 1930 a Civitavecchia, vicino a Roma. La sua famiglia le trasmette i valori fondamentali della vita, ma non propriamente la fede. Intorno ai quattordici anni comincia a porsi il problema dell’esistenza di Dio e a frequentare la Chiesa. Renata, assetata d’Infinito e animata dall’amore per la scienza, crede di trovare negli studi il senso ultimo dell’esistenza.
A diciannove anni conosce il Movimento dei Focolari. Cominciando a vivere con radicalità il Vangelo, avverte una gioia e una pienezza mai sperimentate prima, mentre si fa evidente in lei una certezza: Dio esiste, Dio è amore ! Una scoperta folgorante che le capovolge la vita: Renata vuole donarsi tutta a Lui. L’anno dopo incontra Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento, che le conferma la chiamata a seguire Dio. Inizia così la sua straordinaria avventura che per quarant’anni la vede protesa, con grande intelligenza, a edificare questa nuova Opera nella Chiesa.
Dopo aver rivestito compiti di responsabilità in Italia e all’estero, dal 1967 è a Loppiano come corresponsabile della cittadella e formatrice delle future focolarine.
Personalità moderna e affascinante, la sua vita è uno stupendo intreccio di amore e di dolore, nell’impegno costante di morire a se stessa per far vivere in lei “solo” Gesù. Ed è l’amore di Dio che gli altri sperimentano stando alla sua presenza.
Lo testimonia il gran numero di persone di tutte le età , condizioni, culture, seguite e accompagnate da Renata lungo le tappe a volte dure della loro vita. A cinquantanove anni le viene annunciato un male incurabile. Renata accetta questa nuova volontà di Dio continuando ad essere sempre felice, come aveva promesso anni prima a Gesù. La sua malattia diventa una cattedra di vita: in Cristo la morte non c’è, c’è la vita. E Renata lo ripete fino all’ultimo istante: “Voglio testimoniare che la morte è Vita!”.
Inabissata in una felicità paradisiaca raggiunge la Casa del Padre il 27 febbraio 1990, lasciando dietro di sé una scia luminosa che ci interpella ancora oggi.
Per la sua vita intessuta solo di Vangelo e per la sua corrispondenza adamantina al carisma dell’Unità , Renata attua in pienezza quella spiritualità di comunione che Giovanni Paolo II ha additato a tutta la Chiesa. (cf. NMI n.42-45)
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