Profilo di Stelio letto dalla figlia Alessandra dopo la Messa del 29/06/2011

“A noi naviganti piace farci cullare dalle onde del Mare,

ma sappiamo accettare anche le sfuriate delle sue tempeste.

Ed ecco che, il giorno dopo, il mare sforna il suo più bell’azzurro”!

onde

Profilo di Stelio letto dalla figlia Alessandra dopo la Messa del 29/06/2011

 

Romano verace, buona forchetta e amante dei dolci, con una manciata di difetti che spiccano quando ci vivi insieme e un abbondante senso dello humor che lo aiutano e lo accompagnano fin negli ultimi giorni e lo rendono amico di coetanei e di molti più giovani di lui. Irascibile ma generoso, impaziente e rispettoso al massimo della libertà  e della giustizia che trasmette a noi 4 figli. Profondamente amante dei valori umani e anticlericale, socialista, mangia prete stile Peppone e Don Camillo, lo si vede intrattenersi a volte con alcuni sacerdoti.

 

A 15 anni lascia, ad insaputa dei genitori, il liceo scientifico per iscriversi alla scuola nautica, una passione profonda che durerà  sempre. Scrive: “Fin da bambino il mare e le navi, siano state esse grandi piroscafi o modesti trabiccoli, mi appassionavano. Già  a sei anni sapevo distinguere la direzione e la forza dei venti e del mare; conoscevo le correnti marine della Dalmazia del nord. Riguardo alle imbarcazioni, conoscevo la loro struttura e il sistema di propulsione e di governo. L’avevo imparato seguendo ed interessandomi ai discorsi dei marittimi. Quando, d’estate, andavamo alla spiaggia con il vaporetto, da Zara a Punta Amica, ed al timone c’era Piero, un amico di mio padre, … mi faceva entrare in timoneria, mi prendeva sulle ginocchia, m’indicava la rotta da seguire ed io conducevo il natante…

Sempre in quegli anni un comandante, notando il mio interesse per le cose di bordo, mi spiegava le varie manovre per l’ormeggio, l’ancoraggio e l’uso della velatura, ma soprattutto m’insegnò a leggere le carte nautiche. Il resto l’ho appreso al Nautico di Roma. Così divenni marittimo!”

Giovane marittimo conosce Gina, mia madre, con la quale fin da fidanzati c’è un’intesa speciale, un rapporto che noi figli scopriamo in profondità  soprattutto dopo la morte di lei avvenuta a 55 anni, grazie anche a delle poesie che si scambiavano fin da giovani e che papà  ad un certo punto ci dona facendocele leggere. Emerge un amore fedele, profondo, fatto di tante sfumature, che non svanisce con la morte anzi si rafforza nei successivi 26 anni, tanto che lui rinuncia ad altri legami. Mamma riesce a tirare fuori il meglio di papà , hanno caratteri opposti: lei artista, vulcanica, piena di iniziative, estroversa, profondamente credente, lui scientifico, razionale, timido, crede solo in Dio creatore. Scrive papà  a mamma nel 1984 quando lei già  era gravemente ammalata:

 

“Teniamoci per mano,

usciamo,

usciamo dalle spirali buie dei pensieri

che ci opprimono,

che ci incatenano a tristi ricordi,

ad amare esperienze.

 

Usciamo,

camminiamo sui prati verdi,

apriamoci alla gioia di vivere.

Corriamo,

corriamo verso la luce

verso il sole,

tenendoci per mano.

 

Dopo dieci anni di navigazione, in cui tocca tutti i continenti, lascia il mare come secondo ufficiale della marina mercantile per amore della famiglia, ma lo porterà  sempre dentro di sé. Approda al mondo del sindacato negli anni settanta, buttandocisi con fiducia e passione, portandone avanti gli ideali di libertà , uguaglianza, giustizia propri del socialismo; si trova a dirigere per anni la scuola di formazione nazionale, lavora con famosi personaggi che gli rivolgono grande fiducia, diventerà  anche Segretario Regionale, carica mai ambita ma portata avanti con tutto l’ardore. Si scontrerà  però presto con arrivismo, compromessi, invidie, sarà  messo anche da parte per la sua coerenza, provando una grande delusione per un mondo decaduto a cui aveva creduto con tutto se stesso.

 

Con noi figli il rapporto non è facile, sempre lontano per il lavoro e non abituato a relazionarsi in modo profondo, viviamo momenti di tensione e scontri, specie nell’età  dell’adolescenza. Poi con gli anni le cose vanno meglio e si ricomincia un rapporto. Anche lui smussato dalle sofferenze della vita, si addolcisce e comincia a farsi conoscere sempre più a fondo.

 

Generosamente, anche se non senza difficoltà , mi lascia seguire la mia strada nel focolare, pur non capendo e non condividendo la scelta di vivere una vita consacrata a Dio.

Dal Texas, negli Stati Uniti, in cui mi trovo in quegli anni, comincio a raccontargli di più della mia vita, mi risponde nel febbraio ’99: “Tu hai scelto, mi dici, il tuo ideale di vita ed è giusto, ognuno di noi ha il suo ideale e ha il diritto di scegliere la sua strada. Penso che quello che esponi nella tua lettera sia capitato ai genitori di tutte le tue compagne, però sono sicuro che nessuno di questi genitori, o almeno la maggior parte, comprenda la cosa quanto me.” E continua parlando della sua scelta da ragazzo di navigare: “Ero attratto dalla vita libera nella vastità  degli spazi che mi faceva sentire cittadino del mondo intero. Sono cosciente di aver dato un grande dolore a mia madre… con grande tristezza comunque presi il treno”. Conclude dopo una sintesi delle sue vicende lavorative: “…potresti trovarti come me dalle stelle alle stalle, ma prosegui tranquilla per la tua strada e vedrai che comunque, siccome sei nel giusto, ti ritroverai dove volevi arrivare e forse anche oltre”.

 

Poi salpa per l’ultimo viaggio, il più tempestoso ma ha saputo tenere in rotta la nave fino al porto. In questi sei mesi di degenza, immobilizzato, ha costruito rapporti con i vicini, con gli infermieri, non pochi hanno dimostrato segni di affetto, il suo humor lo ha aiutato in momenti duri. Poi il tracollo del fisico e dell’umore, arrivano dei giorni duri, di lotta interiore, tremenda, gli stiamo vicino, in silenzio, oppure gli ricordiamo che non è solo a combattere la battaglia, per due volte è in punto di morte, finché a un certo punto lo vediamo vispo risalire la china. Molti sono colpiti dalla sua bontà  e pazienza. Nelle ultime settimane i nostri colloqui sono soprattutto di sguardi e carezze. A poco a poco si rasserena, riesce a dire i suoi sì, torna il suo humor. Negli ultimi giorni riusciamo a dirgli che ha avuto una vita bella, che c’è solo da ringraziare per averla vissuta così, e che Dio è un papà  che ci ama anche adesso e ci vuole felici.

 

Concludo con le parole con cui papà  terminava la lunga lettera che mi scrisse: “Chiudo questa mia con una frase di Pertini, il nostro vero unico grande presidente, una frase che da tempo ho fatto mia: ‘Giunto al termine della mia giornata, mi volto a guardare la strada che ho percorso e mi sembra di aver speso bene la mia vita”.

 

Grazie papà !

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: